Jacopo Bonfadio, pellegrino senza meta

intervista impossibile a cura di Dario Bellini e Paola Pasini con Andrea Giustacchini

Jacopo Bonfadio .,.
Messer Jacopo… vorrei poterle parlare
Messer Jacopo… ho fatto molta strada per cercarla… non è stato facile….
Messer Jacopo… c’è una via intitolata a suo nome ora  a Gazzane
Alza la testa di fronte a se e sembra ripetere “Gazzane?!?”
Si chiude la porta alle spalle, Paola si siede su uno sgabello

Si, non l’hanno dimenticata… posso farle qualche domanda?

Lei è un… intellettuale
… guarda Paola interrogativo
Uno scrittore, una persona colta…
Pausa poi esitando
…. Io sono ormai per l’Italia conosciuto se non per letterato … almeno per travagliato…
pausa
… Quanto alle lettere certo io ne so molto meno di quel che vorrei.
Inimico in tutto d’arroganza, però tirato per forza della natura mia all’altro estremo, chè invero son poco ardito.
(Esitazione poi ricorda)
… Faccio maggior professione di sincerità… e di modestia, che di dottrina e di lettere,
amico soprattutto di verità e di fede;
(con puntiglio) né mai sarà alcuno che possa veramente imputarmi il contrario.
Ma le sue passioni, i suoi studi letterari…
(indifferente, quasi tra sé) Negli amori peccai un tempo, ora l’età e i migliori pensieri me n’hanno liberato.
La descrivono come una persona molto sfortunata, che ha sempre amato le lettere classiche, il sapere, la storia, le…
(troncando) Sono uom di poche parole, non allegro come vorrai, né però malinconico, ma pensoso molto, anzi tanto che mi nuoce. Dell’ambizione ho passato la parte mia in Roma, e vi ho imparato ancora a sopportare ogni incomodità, e senza cerimonie mi accomodo a qualsivoglia cosa.

Mi descrive una persona schiva… solitaria    (Fuori campo)
Fuggo dalli superbi! di chi mi mostra un minimo segno di cortesia son sempre umile servitore.
… ho avuto piaceri e dispiaceri ancora; (poi chiarendo a se stesso e volgendosi a Paola)  non è meraviglia, l’estremo dell’uno è attaccato con l’altro.
(pausa, poi risolvendosi d’un tratto con veemenza, guardando di nuovo di fronte a se)
… Ma che peccato avevano fatto gli avoli miei, i quali venuti d’Alemagna nobili s’andarono a cacciar alle rive di Clesi per fabbricar fucine e nascondersi tra monti, perché i lor discendenti furono uomini di villa. Mi vien collera quando ci penso, e pensovi spesso, ancorché sul limitare della mia porta dica altrimenti.

Io sono stata a Gazzane, cercando la sua casa, qualcosa di lei…
… ancor che molt’anni l’uom vada errando, pur torna a riveder il paese ove già visse con piacer grandissimo.
Bel lago, bei monti e un bel paese in tutto, non si può negare, né per addietro tanto lo gustai ancora…
(poi come passando ad altro) benché di carpioni no, non se ne piglia più…
(Paola recita i versi)
Qui s’incontran fioriti e lieti colli,
lieti s’odon cantar gli augelli gai,
guizzan per le chiar’onde i pesci folli.
(Lui sorride dolcemente)



Ma non è rimasto sul lago di Garda
mettendo a frutto i suoi studi è andato a Roma,
offrendo i suoi servigi a…
Servii tre anni in Roma…
…il cardinal Marino ch’io era segretario suo, e quelli veri, particolari gran favori che si poteano desiderare, tutti da quel signor ebbi io, senza che io gli chiedessi cosa alcuna mai.
fui accolto stabilmente fra i suoi famigliari, non occorre dire con quanta cordialità egli si comportasse nei miei confronti e quanto mi stimasse.
… non ero stato con lui che pochi giorni quando mi ha comprato un cavallo, poi mi ha donato una veste, e anche altri ornamenti…
e poi?  
… giunto che fu il tempo buono e aspettato venne importuna morte, e tutte le speranze, e tutti i frutti della servitù mia se ne portò via.
Però Roma offriva molte opportunità ad un letterato, il papa, i cardinali, le corti…
O che felice tempo! O che tempo beato! ogni giorno ci vedevamo, conversavamo insieme in dolcissima famigliarità ragionando, i ragionamenti erano varii e piacevoli; eravamo in Roma, e Roma era bella.
Servii poi pur nel medesimo grado il cardinal Ghinucci, e benché un ministro suo, uomo nato in villa e cresciuto in montagna, venuto affumicato in Roma e affamato, con vecchia ferita d’animo e con avidità nuova…
…Si! ne ho sentito parlare un suo nemico, una persona a lei ostile…
… L’uomo, dalla corte portò seco odio verso di me, generato dalla superbia sua, e qui l’accrebbe poi, per malignità.
… non se l’aspettava? La competizione ai favori delle corti doveva essere enorme… certo un bel tipo…
…Rasi ha i sopraccigli e non ride mai se non alcuni freddi e simulati ghigni,
Però s’egli ha fatto cattivo ufficio, ha fatto l’ufficio suo, e non ha avvelenato i frutti delle buone opere mie, altro effetto non potea fare, poi che aveva dentro il serpe nascosto.
Pur io potea sperare d’avere dal cardinale quel che ebbe poi un altro, il quale successe a me.
… come sapete l’uomo in simili casi talor è astretto a far cose che per l’ordinario non farebbe per la vita.



….  E dopo che questo oscuro personaggio le ha fatto perdere la protezione del Cardinale Ghinucci ... e com’è andata a finire?
Messer Guido Bagno, appresso al quale (io) aspirava sempre cose grandi… mi pregò ch’io gli facessi compagnia ed oltre che io dovea esser partecipe degli onori e dei comodi di tal provincia; venni alla corte per ritrovarlo, dove arrivato (0 acerbo e strano caso!) trovai ch’egli era morto.
Capisco perché parlano della sua sfortuna.  
Roma allora mi venne in sommo odio, e subito me n’andai accompagnato da una fiera solitudine e dal più estremo affanno ch’io provassi mai.
Si abbattè su di me un destino più che mai avverso, e mi trascinò in una condizione di cui per alcuni anni nessun riposo fu per me se non molto doloroso.
… Infatti dopo che è morto il cardinale di Jean, che fu da me pianto a lungo, mi accedettero molte avversità e disgrazie. Non mi fu più possibile dimorare a Roma, dove desideravo moltissimo restare.
Per tanto  non potendo vivere li onestamente, andai per molto tempo errando, ora trascinato al sud, ora al nord, vagabondaggi nei quali non soltanto la mia intelligenza, se ne ho, fu avvilita, ma anche il mio spirito per i continui dispiaceri che andò consumando.
Quindi andò a Napoli… ancora verso l’ignoto… 
Io di vero non posso se non lodarmi di Napoli e di quei cavaglieri, v’ho trovato grandezza mista con infinita cortesia.
Così ci fossimo ora con la felice compagnia! E mi par or di vederla con un intimo affetto sospirar quel paese, e spesse volte ricordar Chiaia co ‘l bel Pusillipo. Confessiamo pure il vero, Fiorenza è tutta bella, e dentro e fuori, non si può negare, nondimeno quella amenità di Napoli, quel sito, quelle rive, quella eterna primavera mostrano un più alto grado d’eccellenza, e là pare che la natura signoreggi con imperio e nel signoreggiare tutta da ogni parte piacevolissimamente s’allegri e rida. Piacesse a Dio che ci tornassimo!
Benché pensando, d’altra parte, dove andremo noi poi che ‘l signor Valdès è morto?
Valdes? Juan de Valdes?
È stata cero una gran perdita a noi e al mondo, perché il signor Valdès era un de’ rari uomini d’Europa, e quei scritti ch’egli ha lasciato sopra le epistole di san Paulo e i Salmi di David ne faranno pienissima fede. Era senza dubbio nei fatti, nelle parole e in tutti i suoi consigli un compiuto uomo; reggeva con una particella dell’anima il corpo suo debole e magro, stava sempre sollevato alla contemplazione della verità e delle cose divine.
Molti mesi poi son camminato quasi errando per il regno di Napoli e ancor che ci vissi con molto onore… nondimeno ne son tornato senza profitto alcuno.
Andavo vagando oppresso dai colpi della cattiva sorte, pellegrino senza meta.
Lei, messer Jacopo, ha preso gli ordini minori, (?) ma il suo rapporto con la religione, con la fede non è risultato chiaro nemmeno a chi nel corso dei secoli ha studiato la sua personalità.
Lei da questo punto di vista rimane un mistero. Del resto il tempo in cui lei vive è percorso da tante tensioni, tante novità, spinte verso il nuovo, bruschi passi indietro. Qual è la verità?
Questo mondo è una valle veramente di lagrime, profonda, oscura e piena di fango…



Son qui ora solo, quanto al corpo ammalato, quanto all’animo tutto infermo. E tanto son ritirato in me stesso che l’pensare è il viver mio.
Spesso è tornato al suo paese d’origine… al bel lago,  nei momenti di crisi…
 … in Gazzano coi monti, e i fiumi vicino, scenderò alle rive del lago senza quei pensieri che qui m’hanno tenuto arso e ristretto l’animo. Portando io nel core un lago di pura allegria, m’andrò diportando e vivendo una vita santa, e una vita d’arcadia con pastori, pastorelle e con le muse.
…Infine già con l’animo veggo un piacer vivo e vero della vera vita, nella quale i sogni valeranno tanto ch’essi soli viveranno tutto quel che vegghìo e veggio ora.
… sogni, lei dice? … che lei stesso ha accarezzato?!
…I castelli ch’io fabbrico col pensiero sono ch’io vorrei fare un’accademia sulle rive del Benaco, o in Salò, o in Maderno, ovvero in Tuscolano, e vorrei essere il principe io, leggendo principalmente l’opere di Arisotile, poi attendendo alle altre cose polite, ed a quelle lettere che sono da gentiluomo. Così al Benaco verria onore, e a me onore e utile, e quella contentezza insieme, la quale fin qui non ho potuto ritrovare in corte, ne in palazzi di signori.
Io son stanco ormai, e veggo per prova ch’oggidì li signori vanno ristretti, e si cingono con tutte le funi dell’avarizia, onde le speranze sono in tutto morte, ed io per me più non spero in loro, e tutto ho volto il pensiero a quelle beate rive.

La sua grande passione per l’arte e la poesia… certo il mondo non è tanto benevolo con la poesia…
Bragia, fiamma e luce, tutto è foco, ma la luce è il più puro, a questa spero ritirarmi fuor delle bragie e fiamme, e ciò non può essere se non in oscuro ma quieto loco. Dunque sarà luce oscura.
… è questo per lei la poesia… una luce oscura? Qualcosa che canta nel silenzio?
Ma dopo Roma Napoli il suo pellegrinaggio la conduce a Padova



… sono entrato nella casa nobile e illustre del famoso Pietro Bembo…

A Padova, certo, in un certo senso il suo periodo più sereno!
Per ciò che si riferisce allo studio ho intrapreso quello della dialettica, e allo stesso tempo di quella parte della filosofia che riguarda il De phisica auscultazione.
Con tali studi, che poi mi dilettano in modo mirabile, passai questo tempo finché mi fu possibile…
Mi commuove il suo coraggio e la fiducia che ripone nella cultura
Quali parole?!?  assai strane Cultura, crisi, inte…
…llettuale
Annuisce
Si! uno che ripone estrema fiducia nel sapere… speranza…
Benché io sia uomo di poca fortuna, vivo con molta speranza…
Tenga…



Ed eccoci a Genova.
Certo qui dal carcere… sembra tutto diverso.
... per un certo periodo Genova le sarà sembrata il tanto agognato, sereno, porto ospitale…
La terra è bella, l’aria è buona, la conversazione grata; e se questi intelletti fossero tanto amici di lettere quanto sono di traffici marinareschi, mi contenterei più; certo è che gl’ingegni sono belli.
Una città commerciale, pratica, un po’ come dalle sue parti…  
Gli uomini fanno i fatti loro per tutto e trascurano i fatti d’altri, ma qui è la idea vera e viva della proprietà.
Io v’inviterei a godere la bella vista di questo ridente mare, nel quale ora mirando vi parlo.
Proprio nel faro c’è un’epigrafe che ha dettato lei stesso… l’amavano per offrirle un simile onore…



Io povero son di natura, di fortuna e di virtù. D’arricchirmi della prima non è stato possibile, e di quello ch’ella mi diede nascendo mi son visso, stretto stretto.
Dell’altra non ho potuto mai accertare il cammino, ancora che l’abbia con molti incomodi in vari e diversi luoghi cercata. Della terza…
Lei dice della virtù del sapere del suo sforzo continuo verso la bellezza…?
… non niego, che non mi sia similmente ingegnato di trovar la via, ma perché l’ho veduta lunga ed aspra, ed erta spesso me ne son disfatto, oltrechè più volte duri intoppi di fortuna avversa me ne han ributtato.
E le sirene ancora spesso m’han cantato nelle orecchie, troppo alle lor voci aperte,
talchè son rimasto al piè del monte, ove sol m’è occorso vedere i vestigi della virtù.
Ora non è un po’ troppo severo con se stesso?  
Pur tanto ho avuto di ventura, che abbracciato una volta con la modestia, quella po’ di virtù che dalla cima era scesa a basso, meco la ritenni.
Mi pesa il morire, perché non mi pare di meritar tanto…
Lei aveva una posizione di prestigio, poi è precipitato nel baratro. Che cosa è accaduto? La sua condanna resta per noi un enigma. Né messer Jacopo, sappiamo nulla del processo che l’ha vista imputato.
Gli atti sono scomparsi. Qualcuno parla dell’infamante reato di sodomia,  come rivela un antico documento. Ma si è anche puntato l’attenzione sulle sue idee religiose e forse anche su alcune sue... inimicizie importanti.
Nella sua condanna c’entra forse la politica?
Ormai la mia vita ha poche ore di luce umana. Mi pesa morire perchè comunque non mi pare di meritare tanto e mi pesa ancor di più perchè non riesco a ringraziare in qualche modo per la benevolenza che tanti galantuomini mi hanno dimostrato.

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